Caronda

Il catanese Caronda è il solo dei legislatori siciliani che con grande probabilità possa dirsi storico; fu autore della legislazione della sua città, compiendo in Sicilia un'opera analoga a quella di Dracone ad Atene e di Licurgo a Sparta. Incisione di Raffaello MorghenLa sua legislazione fu adottata anche in altre città calcidiche della Magna Grecia, in particolare a Reggio. Fu spesso associato a Zaleuco, ma visse un po' più tardi di lui, forse nel sec. VI, o al più presto alla fine del sec. VII a. C. Secondo Aristotele (che nella Politica si occupò delle sue leggi) apparteneva, come Solone, alla media borghesia.
Aristotele loda le sue leggi perché più precise di quelle di Zaleuco. Pare che la sua legislazione riguardasse specialmente il diritto familiare, ma doveva estendersi anche ad altri aspetti della vita. Questa legislazione era famosa per l'arcaica severità delle pene, per quanto i legislatori di questo tempo tendessero a mitigarle di fronte al più progredito sentimento umanitario. Di Caronda ci é ricordata una legge che puniva i reati militari, come la diserzione, non già con la pena di morte, usuale in tutti i codici, ma stabilendo che il colpevole fosse esposto per tre giorni sul mercato in veste femminile. Aristotele parla anche di una legge contro i rei di falsa testimonianza. E’ assai dubbio che Caronda abbia dato a Catania anche una costituzione. Della sua persona non sappiamo nulla. L'aneddoto, riferito a suo riguardo e attribuito anche ad altri legislatori, secondo cui, essendo intervenuto inavvertitamente armato nell'assemblea, mentre una legge sua proibiva di assistervi in armi pena la morte, appena se ne accorse, si trafisse con la propria spada in ossequio alla legge, é pura leggenda.

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