Concetto Marchesi

Concetto Marchesi (Catania, 1878 – Roma, 1957) insegnò nelle università di Messina, di Pisa, di Padova, di cui fu anche rettore: in tale qualità, nel 1943, lanciò un appello agli studenti incitandoli alla lotta contro il fascismo e i Tedeschi, onde fu costretto a riparare in Svizzera. Socialista dal 1893, comunista dalla fondazione del partito, ha svolto pure un'attività politica culminata con l'elezione a deputato per la Costituente e per le due prime legislature repubblicane (si vedano gli Scritti politici postumi, Roma, 1958). Fondato su una saldissima preparazione filologica e storica, sostenuto da un gusto letterario assai fine e acuto, il lavoro di revisione critica compiuto dal Marchese sulla letteratura latina è stato ingente, operando negli studi classici profonde innovazioni per quel che si riferisce ai metodi di giudizio e trasformando le stesse prospettive storiografiche, spostate nettamente verso la cultura e la letteratura dell'età imperiale, con la conseguente valutazione decisiva di scrittori come Marziale e Seneca, Petronio e Giovenale, Fedro e Tacito, e con la rivelazione dell'antica letteratura cristiana, da lui decisamente inserita nella continuità della tradizione latina e studiata nei suoi valori poetici prima pressoché ignorati.
Nascono da questa rilettura, compiuta con un gusto agile e moderno e con un'acuta sensibilità estetica, opere fondamentali come Valerio Marziale (Genova, 1914); Le corone di Prudenzio (Roma, 1914); Seneca (Messina, 1920); Petronio (Roma, 1921); Giovenale (ivi, 1921); Fedro e la favola latina (Firenze, 1923); Tacito (Messina, 1924); Il "Bellum Catilinae " di Sallustio (Milano, 1939) ; Livio, le verità Storiche (Padova, 1942) ; Voci di antichi (Roma, 1946) ; e soprattutto la Storia della letteratura latina (Messina, 1925-27, VIII ediz., Milano, 1942), che delle ricerche monografiche costituisce la sistemazione storiografica in un panorama ricco e nuovo della letteratura di Roma. L'impegno morale che sostiene la critica del Marchese si esplica direttamente in alcuni volumi di saggi in cui l'educazione classica conduce a una prosa limpida e raffinata, pervasa da una profonda saggezza: Il libro di Tersite (Roma, 1920, nuova ediz., Milano, 1951); Il letto di Procuste (Messina, 1928), Divagazioni (Venezia, 1953); Il cane di terracotta (Bologna, 1954).
Marchese ha scritto inoltre: Bartolomeo della Fonte (Catania, 1900), Il compendio volgare dell'" Etica " aristotelica e le fonti del VI libro del " Trésor " (Torino, 1903), Di alcuni volgarizzamenti toscani in codici perugini (Perugia, 1907), Il volgarizzamento dell' "Ars amatoria", nei secoli XIII e XIV (Milano, 1917), testimonianze tutte dei suoi interessi di filologo anche della latinità medievale e delle origini romanze. Ricordiamo infine: L'Etica Nicomachea nella tradizione latina medievale (Messina, 1904) ; Gli scoliasti di Persio (Torino, 1912).